Costi e preventivi

Bonus casa 2026: la guida alle agevolazioni fiscali

Bonus casa 2026: confronto tra detrazione del 50% sull’abitazione principale e del 36% negli altri casi

Se hai aperto tre articoli sui bonus casa, probabilmente hai trovato quattro risposte diverse

Non è colpa tua. Le regole sono cambiate più volte e internet ha una pessima abitudine: conserva con grande affetto anche le pagine che non sono più aggiornate.

Così capita di leggere ancora del 65%, del 75%, dell’85% o perfino del 110% come se fossero percentuali disponibili per qualunque lavoro. Nel 2026 il quadro è molto più semplice, ma anche più facile da fraintendere: per i principali bonus edilizi contano soprattutto il tipo di immobile, il rapporto che hai con quell’immobile e il momento in cui sostieni la spesa.

Questa guida serve a mettere ordine. Non sostituisce il commercialista o il tecnico — e diffida di chi promette il contrario — ma ti permette di arrivare al confronto con loro sapendo quali domande fare.

La risposta breve: quali bonus sono attivi nel 2026?

Agevolazione Quanto vale nel 2026 Limite principale La cosa da ricordare
Bonus ristrutturazioni 50% sull’abitazione principale; 36% negli altri casi 96.000 € per unità immobiliare La detrazione si recupera in 10 rate annuali e il 50% richiede proprietà o altro diritto reale.
Ecobonus 50% sull’abitazione principale; 36% negli altri casi Varia in base all’intervento Serve un edificio esistente e, di regola, l’invio ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori.
Sismabonus 50% sull’abitazione principale; 36% negli altri casi 96.000 € per unità; 136.000 € in alcuni interventi combinati Zone sismiche 1, 2 e 3; asseverazioni e pratica tecnica vanno impostate prima dei lavori.
Bonus mobili 50% 5.000 € di spesa per unità Vale solo se collegato a un intervento agevolato iniziato almeno prima dell’acquisto.
Barriere architettoniche 50% o 36% tramite Bonus casa Dentro il limite di 96.000 € Il bonus speciale al 75% è terminato il 31 dicembre 2025.
IVA agevolata Aliquota del 10% nei casi previsti Non è una detrazione Per i “beni significativi” il 10% non sempre si applica all’intero valore del bene.

Per il 2027, secondo la normativa in vigore oggi, le aliquote principali scenderanno al 36% per l’abitazione principale e al 30% negli altri casi. Il bonus mobili, invece, è confermato fino al 31 dicembre 2026: non conviene dare per scontata una proroga.

Prima cosa da capire: il bonus non è uno sconto immediato

Quando leggi “detrazione del 50%”, non significa che l’impresa ti farà pagare la metà. Significa che una parte della spesa potrà ridurre l’IRPEF dovuta, normalmente in dieci quote annuali di pari importo.

Un esempio concreto

Se nel 2026 spendi 60.000 euro per lavori agevolabili sulla tua abitazione principale e possiedi tutti i requisiti per il 50%, la detrazione teorica è di 30.000 euro: 3.000 euro l’anno per dieci anni. Sullo stesso importo, con aliquota del 36%, la detrazione teorica è di 21.600 euro: 2.160 euro l’anno.

C’è però una condizione molto pratica: devi avere abbastanza imposta da compensare. Se in un anno la tua IRPEF è inferiore alla rata spettante, la parte eccedente non viene normalmente rimborsata e non si recupera negli anni successivi. È la cosiddetta capienza fiscale, da verificare prima di fare i conti sul risparmio.

“Prima casa” e “abitazione principale” non sono la stessa cosa

Per le spese sostenute nel 2026, l’aliquota ordinaria del Bonus ristrutturazioni è il 36%. Sale al 50% quando la spesa è sostenuta dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento — per esempio usufrutto, uso o abitazione — sull’unità adibita ad abitazione principale.

L’abitazione principale è, in sostanza, quella in cui il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente. Non basta aver acquistato l’immobile con le agevolazioni “prima casa” e non basta che sia l’unico immobile posseduto.

Il dettaglio che cambia il preventivo

Un inquilino, un comodatario o un familiare convivente può avere diritto alla detrazione se sostiene realmente la spesa e rispetta le condizioni previste, ma non ottiene automaticamente l’aliquota maggiorata del 50%. Per quella servono proprietà o altro diritto reale e l’uso come abitazione principale.

Se l’immobile diventerà abitazione principale soltanto al termine dei lavori, la maggiorazione può essere riconosciuta se il requisito viene effettivamente realizzato entro la fine dell’intervento. Nei casi di acquisto, cambio di residenza o cambio di destinazione d’uso, è prudente impostare tutto con commercialista e tecnico prima del primo pagamento.

1. Bonus ristrutturazioni 2026

Quanto puoi detrarre

  • 50% delle spese sostenute nel 2026 se paga il proprietario o titolare di un diritto reale e l’immobile è abitazione principale.

  • 36% negli altri casi ammessi.

  • Tetto massimo di spesa: 96.000 euro per unità immobiliare, pertinenze comprese.

  • Ripartizione: 10 quote annuali di pari importo.

Il limite non riparte da zero solo perché cambia l’anno. Se il lavoro è la prosecuzione di un intervento iniziato prima, nel calcolo dei 96.000 euro vanno considerate anche le spese già sostenute per lo stesso intervento.

Chi può beneficiarne

Può richiedere la detrazione chi sostiene realmente la spesa ed è intestatario di fatture e pagamenti, se rientra tra i soggetti ammessi. In particolare:

  • proprietari e nudi proprietari;

  • titolari di usufrutto, uso, abitazione o superficie;

  • inquilini e comodatari, con contratto regolarmente registrato e consenso del proprietario quando richiesto;

  • soci di cooperative, imprenditori individuali e soci di società di persone per immobili che rispettano le condizioni previste;

  • familiari conviventi e conviventi more uxorio, se sostengono la spesa e la convivenza esiste secondo le regole fiscali;

  • futuri acquirenti immessi nel possesso, quando il preliminare è registrato e ricorrono gli altri requisiti.

Chi può detrarre non coincide sempre con chi può usare il 50%. Questa distinzione va tenuta presente fin dall’intestazione delle prime fatture.

Quali lavori rientrano

Sulle singole abitazioni

Sono agevolabili gli interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e ricostruzione o ripristino di immobili danneggiati da eventi calamitosi quando è stato dichiarato lo stato di emergenza.

Tra i lavori che ricorrono più spesso troviamo, a titolo esemplificativo:

  • modifica della distribuzione interna, apertura o chiusura di porte, demolizione e ricostruzione di tramezzi;

  • rifacimento o integrazione degli impianti elettrico, idrico, gas, climatizzazione e riscaldamento;

  • realizzazione o rifacimento dei servizi igienici quando l’intervento ha natura straordinaria;

  • interventi per il risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili, come fotovoltaico e sistemi di accumulo, nei limiti previsti;

  • eliminazione delle barriere architettoniche;

  • bonifica dell’amianto, opere antisismiche, riduzione dell’inquinamento acustico;

  • misure contro gli atti illeciti, come porte blindate, grate, vetri antisfondamento e impianti di allarme;

  • realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali, con regole specifiche.

Sulle parti comuni condominiali

Sulle parti comuni degli edifici residenziali rientra anche la manutenzione ordinaria: tinteggiatura delle facciate, riparazione di coperture e grondaie, sostituzione di pavimentazioni comuni e altri interventi analoghi. La percentuale spettante sulla quota condominiale dipende dalla situazione del singolo condomino.

Le opere “normali” che possono diventare detraibili

Tinteggiatura, pavimenti, porte interne e finiture, presi da soli, sono spesso manutenzione ordinaria e non danno diritto alla detrazione sulla singola abitazione. Possono però rientrare quando sono necessari per completare un intervento di categoria superiore: per esempio, rifare pavimento e pittura dopo lo spostamento di tramezzi o il completo rifacimento degli impianti.

Non basta chiamarla ristrutturazione

La descrizione commerciale del lavoro non decide il beneficio fiscale. Conta la categoria edilizia effettiva, il titolo abilitativo e il collegamento tra le singole spese. “Rifacimento bagno” può indicare lavori molto diversi dal punto di vista fiscale.

Quali altre spese puoi includere

Oltre alle opere, possono rientrare i costi strettamente collegati all’intervento:

  • progettazione, direzione lavori, coordinamento della sicurezza e altre prestazioni professionali;

  • perizie, sopralluoghi, verifiche e relazioni di conformità;

  • materiali, ponteggi, trasporto e smaltimento;

  • IVA, imposta di bollo, diritti per autorizzazioni e denunce, oneri di urbanizzazione;

  • altri adempimenti richiesti dalla normativa per eseguire l’intervento.

Se esegui personalmente i lavori, puoi detrarre soltanto le spese per l’acquisto dei materiali; il tuo tempo, naturalmente, non può essere fatturato a te stesso.

2. Ecobonus 2026

L’Ecobonus riguarda gli interventi che migliorano l’efficienza energetica di edifici già esistenti. Nel 2026 le aliquote sono allineate al Bonus casa: 50% sull’abitazione principale e 36% negli altri casi, con ripartizione in dieci rate annuali.

A differenza del Bonus ristrutturazioni, non esiste un unico tetto di 96.000 euro valido per tutto. L’Ecobonus utilizza limiti di detrazione o di spesa diversi a seconda dell’intervento. I riferimenti storici più frequenti sono 100.000 euro di detrazione massima per la riqualificazione globale, 60.000 euro per involucro, infissi e solare termico e 30.000 euro per diversi interventi sugli impianti: il calcolo va comunque verificato sulla specifica lavorazione e sui requisiti tecnici applicabili nel 2026.

Interventi tipici

  • isolamento termico di pareti, coperture e solai;

  • sostituzione di finestre e infissi con prestazioni conformi ai requisiti;

  • schermature solari;

  • pompe di calore, sistemi ibridi ammessi e impianti a biomassa nei casi previsti;

  • collettori solari per acqua calda;

  • sistemi di building automation e altri interventi che riducono i consumi, se rispettano i requisiti tecnici.

Caldaie: attenzione alle vecchie pagine online

Dal 2025 non sono più agevolabili, né con Ecobonus né con Bonus ristrutturazioni, gli interventi di sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con una caldaia unica alimentata a combustibili fossili. Sistemi ibridi integrati, pompe di calore e altre tecnologie possono seguire regole diverse.

La comunicazione ENEA

Per l’Ecobonus e per gli interventi del Bonus casa che comportano risparmio energetico o uso di fonti rinnovabili, i dati devono essere trasmessi all’ENEA attraverso il portale dedicato. Il termine ordinario è di 90 giorni dalla data di fine lavori.

A seconda dell’intervento possono servire asseverazioni tecniche, schede dei prodotti, dichiarazioni del produttore, APE e calcoli prestazionali. Non aspettare l’ultima fattura per chiedere al tecnico se erano necessari: alcuni requisiti devono essere verificati prima o durante i lavori.

3. Sismabonus 2026

Nel 2026 anche il Sismabonus utilizza le aliquote del 50% per l’abitazione principale e del 36% negli altri casi. Le vecchie percentuali del 70%, 75%, 80% e 85% non si applicano alle nuove spese del 2026.

  • Limite ordinario: 96.000 euro per unità immobiliare.

  • Ripartizione: 10 quote annuali di pari importo per le spese sostenute dal 2024 in poi.

  • Immobili ammessi: edifici residenziali e produttivi situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3.

  • Sono comprese le spese per classificazione e verifica sismica e la documentazione tecnica necessaria.

Il progetto deve riguardare la sicurezza strutturale dell’edificio e le asseverazioni devono essere presentate con tempi e modalità corretti. In questo campo recuperare un documento a lavori iniziati può essere complicato: il professionista strutturista va coinvolto prima dell’avvio della pratica edilizia.

Bonus casa e Sismabonus non raddoppiano il tetto

Se sullo stesso immobile esegui sia opere antisismiche sia altre opere di ristrutturazione, in molti casi il limite di 96.000 euro è unico. Non puoi sommare automaticamente 96.000 euro più altri 96.000 euro.

Esistono poi il Sismabonus acquisti per unità derivanti da demolizione e ricostruzione che riducono il rischio di almeno una classe e vengono vendute dall’impresa entro 30 mesi dalla fine dei lavori, e l’agevolazione per interventi congiunti energetici e antisismici sulle parti comuni, con limite fino a 136.000 euro moltiplicato per le unità. Sono casi da verificare con un professionista prima del rogito o della delibera condominiale.

4. Bonus mobili ed elettrodomestici 2026

Se la ristrutturazione ti ha lasciato con una cucina nuova ma senza cucina, questa è l’agevolazione da guardare. Nel 2026 consente una detrazione del 50% su una spesa massima di 5.000 euro per unità immobiliare: il beneficio massimo è quindi 2.500 euro, diviso in dieci rate annuali.

Le condizioni principali

  • L’acquisto deve essere collegato a un intervento edilizio che dà diritto al bonus mobili.

  • Per acquisti effettuati nel 2026, i lavori devono essere iniziati dal 1° gennaio 2025 in poi e comunque prima dell’acquisto dei beni.

  • La persona che detrae mobili ed elettrodomestici deve essere la stessa che beneficia della detrazione per i lavori.

  • Il limite di 5.000 euro comprende anche trasporto e montaggio ed è riferito alla singola unità, non a ciascun acquisto.

  • I pagamenti vanno fatti con bonifico ordinario o carta di debito/credito. Non sono ammessi contanti o assegni.

Classi energetiche minime

  • classe A per i forni;

  • classe E per lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie;

  • classe F per frigoriferi e congelatori;

  • nessun requisito di classe se per quel prodotto non è prevista l’etichetta energetica.

Non tutti gli interventi che danno una detrazione edilizia aprono automaticamente il bonus mobili. Per esempio, la sola realizzazione di un box pertinenziale non è sufficiente; nemmeno un intervento agevolato esclusivamente con Ecobonus lo è in modo automatico.

5. Barriere architettoniche: cosa resta nel 2026

Il bonus speciale del 75% per ascensori, montascale, rampe e interventi conformi ai requisiti tecnici è terminato il 31 dicembre 2025. Questo non significa che dal 2026 l’eliminazione delle barriere non sia più agevolata.

Gli interventi possono ancora rientrare nel Bonus ristrutturazioni, con detrazione del 50% sull’abitazione principale o del 36% negli altri casi, all’interno del limite di 96.000 euro. Servono opere effettivamente finalizzate alla mobilità interna o esterna e conformi ai requisiti applicabili: non basta sostituire un sanitario o installare un elemento più comodo per trasformare automaticamente la spesa in “bonus barriere”.

6. IVA al 10%: un risparmio diverso dalla detrazione

L’IVA agevolata non si recupera in dichiarazione: riduce direttamente l’imposta applicata in fattura quando ricorrono le condizioni. Per manutenzione ordinaria e straordinaria su immobili residenziali, il 10% si applica in generale alle prestazioni di servizi e ai beni forniti nell’ambito dell’appalto, ma per i cosiddetti beni significativi esiste una limitazione.

Tra i beni significativi rientrano, per esempio, infissi, caldaie, sanitari e rubinetteria, ascensori, impianti di sicurezza e apparecchi di climatizzazione. Su questi beni, una parte del valore può restare al 22% quando supera il valore della manodopera e degli altri beni non significativi.

L’errore più comune

Considerare l’IVA un dettaglio “da aggiungere dopo”. Su un lavoro importante, il 10% o il 22% cambia il costo reale di migliaia di euro. Il preventivo va letto sempre IVA compresa o con l’aliquota chiaramente indicata.

Negli interventi di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, l’aliquota del 10% può applicarsi con regole più favorevoli anche alla fornitura di beni finiti. Il corretto inquadramento dell’intervento deve risultare dai documenti, non soltanto dalla descrizione della fattura.

7. Agevolazioni meno conosciute, ma da non dimenticare

Acquisto di un’abitazione in un edificio interamente ristrutturato

Se un’impresa o una cooperativa ristruttura l’intero fabbricato e vende o assegna l’unità entro 18 mesi dal termine dei lavori, l’acquirente può calcolare la detrazione su un importo forfettario pari al 25% del prezzo risultante dall’atto, entro il limite di 96.000 euro. L’aliquota 2026 è il 50% sull’abitazione principale quando ricorrono i requisiti, altrimenti il 36%.

Box e posti auto pertinenziali

È agevolabile la realizzazione di box o posti auto pertinenziali e, in caso di acquisto da impresa, la parte del prezzo riferibile ai costi di costruzione attestati dal venditore. Non si detrae automaticamente l’intero prezzo pagato.

Interessi sul mutuo per costruzione o ristrutturazione dell’abitazione principale

Per i mutui ipotecari contratti dal 1998 per costruire o ristrutturare l’abitazione principale è prevista una detrazione del 19% sugli interessi e oneri accessori, entro il limite complessivo annuo di 2.582,28 euro, a condizioni precise su titolarità, tempi del contratto e utilizzo dell’immobile.

Conto Termico 3.0

Non è una detrazione fiscale, ma un incentivo diretto gestito dal GSE per interventi di efficienza energetica e produzione di energia termica da fonti rinnovabili, come pompe di calore e sistemi ammessi. Può essere più interessante della detrazione in alcuni casi, soprattutto per chi ha poca capienza fiscale, ma non è normalmente cumulabile con altri incentivi statali sulla stessa spesa. Va scelto prima di impostare pagamenti e pratica.

8. I bonus che nel 2026 non devi considerare “automaticamente attivi”

Una guida aggiornata deve anche dire cosa non c’è più:

  • Superbonus: non è una misura ordinaria disponibile per nuove spese del 2026. Restano da gestire rate, crediti e situazioni transitorie di interventi precedenti.

  • Bonus facciate: terminato con le spese del 2022. Una facciata può però rientrare nel Bonus ristrutturazioni, nell’Ecobonus o nel Sismabonus se rispetta i relativi requisiti.

  • Bonus verde: non è stato prorogato oltre il 2024.

  • Bonus barriere al 75%: terminato il 31 dicembre 2025; resta la detrazione ordinaria per gli interventi ammessi.

  • Sconto in fattura e cessione del credito: per i nuovi interventi ordinari sono sostanzialmente chiusi, salvo specifiche deroghe e vecchie pratiche. Nel 2026 la regola è la detrazione diretta in dichiarazione.

Occhio anche ai nomi inventati dal web: “bonus bagno”, “bonus infissi”, “bonus sicurezza” e “bonus condizionatori” non sono agevolazioni autonome. Sono modi comodi per indicare spese che, se hanno i requisiti, rientrano nel Bonus ristrutturazioni o nell’Ecobonus.

9. Pagamenti e documenti: la parte noiosa che salva il bonus

Il bonifico parlante

Per Bonus ristrutturazioni, Sismabonus e molte spese energetiche delle persone fisiche si utilizza il bonifico dedicato, bancario o postale, da cui risultino:

  • la causale con il riferimento normativo corretto;

  • il codice fiscale di chi beneficia della detrazione;

  • codice fiscale o partita IVA dell’impresa o professionista che riceve il pagamento.

Il nome sull’ordine, il nome in fattura, chi paga e chi detrae devono raccontare la stessa storia. Se più persone sostengono la spesa, la ripartizione va resa chiara nei documenti.

La data che conta

Per le persone fisiche vale in genere il criterio di cassa: conta quando il pagamento viene effettuato. Per rientrare nelle aliquote 2026, il bonifico deve essere eseguito entro il 31 dicembre 2026, anche se la fattura è stata emessa prima o i lavori terminano dopo.

Per i lavori condominiali conta la data del bonifico eseguito dall’amministratore; il condomino deve inoltre aver versato la propria quota entro il termine previsto per la dichiarazione dei redditi.

Cosa conservare

  • fatture, ricevute dei bonifici e documentazione degli altri pagamenti ammessi;

  • titolo di proprietà o contratto che legittima la detenzione dell’immobile;

  • dati catastali e, quando necessario, consenso del proprietario;

  • CILA, SCIA, permesso o dichiarazione sostitutiva se l’intervento non richiede un titolo;

  • delibera condominiale, riparto millesimale e certificazione dell’amministratore;

  • comunicazione preventiva all’ASL quando obbligatoria;

  • asseverazioni, APE, schede tecniche e ricevuta ENEA per gli interventi energetici;

  • documentazione strutturale e asseverazioni per il Sismabonus.

10. Il limite per chi supera 75.000 euro di reddito

Dal 2025 i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro hanno un tetto complessivo alle spese ammesse in detrazione. Non riguarda solo i lavori in casa: nello stesso contenitore possono entrare anche altre spese detraibili.

Reddito complessivo Nessun figlio 1 figlio 2 figli 3+ figli o figlio con disabilità
Oltre 75.000 € e fino a 100.000 € 7.000 € 9.800 € 11.900 € 14.000 €
Oltre 100.000 € 4.000 € 5.600 € 6.800 € 8.000 €

Il reddito di riferimento è calcolato al netto dell’abitazione principale e delle relative pertinenze. Per le spese ripartite in più anni conta la rata di spesa di ciascun anno, non l’intero investimento in una volta sola. Le rate riferite a spese sostenute fino al 31 dicembre 2024 restano escluse da questo nuovo limite.

Qui il preventivo non basta

Se il tuo reddito supera 75.000 euro, prima di impegnare una cifra importante chiedi una simulazione al commercialista. Due persone che sostengono la stessa spesa possono recuperare importi diversi per capienza fiscale, reddito e composizione familiare.

11. Bonus diversi: si possono cumulare?

In linea generale puoi usare agevolazioni diverse sullo stesso immobile per interventi realmente distinti, con contabilità e documentazione separate. Non puoi invece ottenere due detrazioni sulla stessa identica spesa.

  • Un lavoro agevolato con Ecobonus non può essere portato anche nel Bonus ristrutturazioni.

  • Bonus ristrutturazioni e Sismabonus possono condividere lo stesso tetto di 96.000 euro quando riguardano la medesima unità.

  • La quota sulle parti comuni condominiali ha un limite distinto rispetto ai lavori sulla singola abitazione.

  • Il Conto Termico non è normalmente cumulabile con altri incentivi statali sulla stessa spesa.

La soluzione non è spezzare artificialmente le fatture, ma progettare correttamente gli interventi e attribuire ogni costo alla misura giusta.

12. La checklist prima di iniziare

  1. Definisci con il tecnico la categoria edilizia di ogni lavorazione e il titolo abilitativo necessario.

  2. Verifica chi sosterrà la spesa, chi sarà intestatario delle fatture e quale aliquota può realmente usare.

  3. Controlla la capienza fiscale e, se il reddito supera 75.000 euro, il limite complessivo alle detrazioni.

  4. Scegli prima dei pagamenti tra Ecobonus, Bonus casa, Conto Termico o altre misure alternative.

  5. Inserisci nel contratto e nel preventivo lavorazioni, IVA, esclusioni e documenti che l’impresa dovrà consegnare.

  6. Usa il pagamento corretto e conserva una cartella unica con fatture, bonifici, pratiche e schede tecniche.

  7. Segna le scadenze: ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori e dichiarazione dei redditi nell’anno successivo.

Domande frequenti

Se pago nel 2026 ma i lavori finiscono nel 2027, quale aliquota uso?

Per una persona fisica, in genere conta la data del pagamento. Le spese pagate nel 2026 seguono le aliquote 2026; quelle pagate nel 2027 seguiranno le aliquote previste per il 2027, anche se fanno parte dello stesso cantiere.

Posso ottenere il 50% su una seconda casa?

Nel 2026, normalmente no: la seconda casa rientra nell’aliquota del 36%. Il 50% richiede che l’unità sia abitazione principale e che la spesa sia sostenuta dal proprietario o titolare di un diritto reale.

Un familiare convivente può detrarre le spese?

Sì, se sostiene effettivamente la spesa e rispetta i requisiti. Tuttavia la convivenza, da sola, non gli attribuisce automaticamente l’aliquota del 50% riservata al proprietario o titolare di diritto reale sull’abitazione principale.

Posso detrarre una semplice tinteggiatura?

Sulla singola abitazione, in genere no se è un intervento isolato di manutenzione ordinaria. Può rientrare se è necessaria e collegata a un intervento agevolabile di categoria superiore. Sulle parti comuni condominiali la manutenzione ordinaria è invece ammessa.

Devo inviare sempre la pratica ENEA?

No. L’invio riguarda l’Ecobonus e gli interventi del Bonus casa che producono risparmio energetico o utilizzano fonti rinnovabili. Se hai dubbi, verifica l’elenco ENEA prima di chiudere i lavori.

Posso pagare mobili ed elettrodomestici con il bonifico parlante?

Puoi usare un bonifico ordinario oppure una carta di credito o debito. Per il bonus mobili non è necessario il bonifico parlante; contanti e assegni non sono ammessi.

Conclusione: il bonus va progettato insieme ai lavori

La parte più costosa di un’agevolazione non è quasi mai la percentuale più bassa. È scoprire, a cantiere avviato, che mancava un requisito, che il pagamento è stato intestato alla persona sbagliata o che una lavorazione non rientrava nella categoria immaginata.

Il metodo migliore è semplice: prima si definiscono lavori, titolo edilizio, beneficiario, misura fiscale e documenti; poi si firmano i contratti e si effettuano i pagamenti.

Il consiglio di Ma.Di.

Non scegliere un lavoro perché “c’è il bonus”. Scegli il lavoro che serve davvero alla casa e usa l’agevolazione corretta per alleggerirne il costo. È meno spettacolare di un titolo con scritto 110%, ma è molto più utile quando arrivano le fatture.

Fonti consultate

Le aliquote e i requisiti sono stati verificati prioritariamente su fonti istituzionali.

Contenuto informativo aggiornato al 24 settembre 2026. Prima di sostenere la spesa, verifica il caso concreto con un tecnico e un professionista fiscale: norme, interpretazioni e portali possono essere aggiornati.